Tutti pronti per il Vertice
L’Agenda Merkel per riformare alla tedesca il mercato Ue del lavoro
Il rigore sui conti pubblici non basta, è il momento di puntare di più sullo sviluppo. Non quello alimentato dagli stimoli fiscali, stile Stati Uniti di Barack Obama, ma piuttosto quello fondato su maggiore competitività e riforma del mercato del lavoro. Ad anticipare ufficiosamente le linee guida della “fase due” dell’Unione europea, l’altroieri, era stata la cancelliera tedesca, Angela Merkel, intervenendo al Forum di Davos.

Il rigore sui conti pubblici non basta, è il momento di puntare di più sullo sviluppo. Non quello alimentato dagli stimoli fiscali, stile Stati Uniti di Barack Obama, ma piuttosto quello fondato su maggiore competitività e riforma del mercato del lavoro. Ad anticipare ufficiosamente le linee guida della “fase due” dell’Unione europea, l’altroieri, era stata la cancelliera tedesca, Angela Merkel, intervenendo al Forum di Davos. E ieri, da Bruxelles, sono arrivate indicazioni ufficiali che aiutano a comprendere di cosa parla Berlino quando parla di crescita. Il consolidamento dei bilanci pubblici “è una condizione per tornare alla crescita” ma non è tutto, ha dichiarato il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy: ora occorre concentrarsi su disoccupazione giovanile, mercato unico e piccole e medie imprese. Dichiarazione fotocopia – di quella di Van Rompuy e quindi di Merkel – è giunta anche da José Manuel Barroso, il presidente della Commissione Ue: “La disoccupazione giovanile ha raggiunto il punto critico”.
Lunedì prossimo, subito prima dell’inizio del Consiglio Ue, Germania, Francia e Italia si sono date appuntamento per un incontro trilaterale che servirà a coordinare al meglio le proprie posizioni. La novità è che i capi di governo non punteranno più a raggiungere soltanto un accordo sul Fiscal compact, ovvero il documento che delinea la nuova politica fiscale del continente; la bozza delle conclusioni del vertice prevede infatti riferimenti a una sorta di “fase due”. Niente elargizioni di spesa pubblica in vista per rilanciare la domanda interna: certo, l’utilizzo dei fondi strutturali europei è da ripensare, ma in cima alla nuova “agenda Merkel” ci sarebbe in particolare il mercato del lavoro. “Stiamo parlando di sostenibilità e crescita stabile – ha spiegato Merkel due giorni fa – I settori dei conti pubblici e della competitività legata al lavoro saranno cruciali”. A conferma della centralità del dossier occupazione, oltre alle recenti attenzioni dei vertici Ue, c’è soprattutto l’insolito tempismo con cui i principali stati membri dell’Eurozona hanno avviato un percorso di riforme per sbloccare e rivoluzionare i rispettivi mercati del lavoro sulla scia di quanto avvenuto a Berlino.
Lunedì prossimo, subito prima dell’inizio del Consiglio Ue, Germania, Francia e Italia si sono date appuntamento per un incontro trilaterale che servirà a coordinare al meglio le proprie posizioni. La novità è che i capi di governo non punteranno più a raggiungere soltanto un accordo sul Fiscal compact, ovvero il documento che delinea la nuova politica fiscale del continente; la bozza delle conclusioni del vertice prevede infatti riferimenti a una sorta di “fase due”. Niente elargizioni di spesa pubblica in vista per rilanciare la domanda interna: certo, l’utilizzo dei fondi strutturali europei è da ripensare, ma in cima alla nuova “agenda Merkel” ci sarebbe in particolare il mercato del lavoro. “Stiamo parlando di sostenibilità e crescita stabile – ha spiegato Merkel due giorni fa – I settori dei conti pubblici e della competitività legata al lavoro saranno cruciali”. A conferma della centralità del dossier occupazione, oltre alle recenti attenzioni dei vertici Ue, c’è soprattutto l’insolito tempismo con cui i principali stati membri dell’Eurozona hanno avviato un percorso di riforme per sbloccare e rivoluzionare i rispettivi mercati del lavoro sulla scia di quanto avvenuto a Berlino.
All’inizio del mese il premier conservatore spagnolo, Mariano Rajoy, ha dato un ultimatum alle parti sociali affinché queste presentino alcune proposte di riforma delle leggi che regolano assunzioni, organizzazione del lavoro e flessibilità in uscita. Presto poi interverrà il governo, che tra le varie opzioni pensa anche a perfezionare un modello di “contratto unico” per offrire garanzie crescenti ai cosiddetti “outsider” e maggiori possibilità di licenziamento agli imprenditori. Sempre a gennaio, anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha organizzato veri e propri “stati generali” con sindacati e industriali per contrastare la disoccupazione, che oltralpe ha superato il 10 per cento: l’obiettivo esplicito è di avvicinarsi a un “modello tedesco”.
Infine lunedì scorso, in Italia, il premier Mario Monti ha aperto personalmente il tavolo di confronto con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, prima di volare a Bruxelles per l’Eurogruppo. Al di là del dibattito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, è chiaro che le intenzioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sono a grandi linee quelle di introdurre maggiore flessibilità in uscita e di riformare gli ammortizzatori sociali, snellendoli e rendendoli più universali. I tempi per modificare lo status quo, anche a Roma, sono stretti: “Spero che la prossima settimana ci sarà l’incontro, non lunedì”, ha detto ieri il ministro rispondendo a una domanda sulla tempistica del tavolo con le parti sociali. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha auspicato che rappresentanti dei lavoratori e degli industriali presentino “un avviso comune”.
Insomma, se l’Ue ha iniziato a comportarsi a mo’ di “un’orchestra”, come ha detto ieri una compiaciuta Merkel a cinque grandi quotidiani europei, il nuovo spartito – dopo quello dell’austerity – sembra in parte già scritto. Più crescita si ottiene con più competitività, e più competitività va garantita innanzitutto rivoluzionando un altro storico pilastro dello stato sociale europeo, la legislazione che riguarda il lavoro.
Infine lunedì scorso, in Italia, il premier Mario Monti ha aperto personalmente il tavolo di confronto con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, prima di volare a Bruxelles per l’Eurogruppo. Al di là del dibattito sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, è chiaro che le intenzioni del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sono a grandi linee quelle di introdurre maggiore flessibilità in uscita e di riformare gli ammortizzatori sociali, snellendoli e rendendoli più universali. I tempi per modificare lo status quo, anche a Roma, sono stretti: “Spero che la prossima settimana ci sarà l’incontro, non lunedì”, ha detto ieri il ministro rispondendo a una domanda sulla tempistica del tavolo con le parti sociali. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha auspicato che rappresentanti dei lavoratori e degli industriali presentino “un avviso comune”.
Insomma, se l’Ue ha iniziato a comportarsi a mo’ di “un’orchestra”, come ha detto ieri una compiaciuta Merkel a cinque grandi quotidiani europei, il nuovo spartito – dopo quello dell’austerity – sembra in parte già scritto. Più crescita si ottiene con più competitività, e più competitività va garantita innanzitutto rivoluzionando un altro storico pilastro dello stato sociale europeo, la legislazione che riguarda il lavoro.